Nella Scuola bioalimentare si coltivano funghi

La scuola di oggi diventa un laboratorio pratico davvero efficace quando fa cimentare gli alunni in compiti di realtà che li facciano crescere anche prendendosi delle responsabilità, grandi o piccole.
È il caso dell’originalissimo progetto “Scuola bioalimentare”, concretizzatosi in un’attività che sta entusiasmando gli alunni coinvolti – la classe I F – oltre che regalare loro benefici sia al corpo che alla mente: la produzione di funghi.
Il progetto è partito a settembre, elaborato dalla professoressa Franca Venezia, che lo sta curando con le colleghe Chiara Latorre e Mariella Scala.
In questi giorni i ragazzi stanno raccogliendo i frutti del loro lavoro: quasi nove chili di funghi, un risultato sorprendente, una grande produzione autoctona su balle acquistate con gli insegnanti e che la classe consumerà domani, presso l’Istituto alberghiero “Turi”.


“A compiti di responsabilità, di matematica e scienze – commenta la professoressa Venezia – visto che i ragazzi hanno studiato i funghi, ma anche le equivalenze (con il peso di grammi e chili) e la compravendita, quando abbiamo acquistato le balle da piantare, ci è piaciuta l’idea di unire arte e natura: in una passeggiata sulla Murgia, infatti, in programma a breve, oltre che cercare funghi andremo alla scoperta di affreschi e luoghi suggestivi del territorio. Intanto domani, all’istituto alberghiero, ci dedicheremo al gusto, con l’assaggio dei nostri funghi a pranzo, in sostituzione della mensa. E sarà un modo anche per fare un po’ di continuità con la scuola superiore”.
Ancora una volta, dunque, la Pascoli si contraddistingue per la sua capacità di proporre un’offerta formativa variegata che, insieme alle discipline di base e alle competenze scolastiche, favorisce la messa in atto, da parte degli studenti, di modalità nuove e diverse di apprendere. Una scuola attiva, dinamica, che unisce il sapere al saper fare, che aggancia i ragazzi di oggi, una generazione ipermoderna ed ipertecnologica, ad una tradizione radicata, poiché il nostro territorio ha sempre avuto una forte vocazione agricola: e bisogna andarne fieri, cercando di mantenere questa caratteristiche anche nel dna delle generazioni future.

g.t.